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Bolla

Ho la sensazione che, forse, ce l’abbiamo fatta.

È finito questo infausto settembre che sulla carta è il mese della ripartenza ma poi di rileva sempre il mese del caos supremo.

Impossibilità estrema di fare programmi. L’inserimento materna che avrebbe potuto durare una settimana abbondante, si rivela un’impresa impossibile e rimette in discussione tutto.


Cosa non mi aspettavo?

Di vedere una massa di micro personcine spaesate che se ne fregano dei giochi o quasi, trattengono a stento le lacrime e cercano di capire cosa vuol dire fare i “bravi”.

C’è chi è più consapevole e chi meno. C’è chi ha già costruito una bolla solida e rotola leggero qua e là. Altri che rifiutano di mette il piede dentro a questa confusione vestita di colore.


A noi è andata male da questo punto di vista. Troppa consapevolezza, zero filtri e verbalizzazione alle stelle in questa piccola topina che ci ha regalato il fato. Stiamo ancora digerendo il tutto.


Perché ve lo racconto qui?

Perché mentre osservando queste dinamiche, mi tornavano alla mentre i gruppi di adulti che ho seguito.

È tutto ancora lì. L’ingresso in luoghi e gruppi nuovi innesca sempre nelle persone una reazione ancestrale.

C’è troppa poca cura e rispetto di quel momento, lasciando ad ognuno al mero invito a “reagire”.


Io guardo Camilla e penso che per lei il valore non sta nei giochi e nella massa di coetanei. Il valore è nella relazione e nell’esperienza.

Se la reazione spontanea, soprattutto post Covid, è in chiusura, non si instaurano relazioni né si fanno esperienze.

Servono strumenti nuovi per i piccoli ma soprattutto per i grandi.

Perché imparare a giocare dentro al nuovo con leggerezza, ti salva la vita.


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